Pari Opportunità, il ministro Boschi per la prima e ultima volta in Parlamento

Domande al ministro Boschi su Pari Opportunità

Dopo 2 anni e mezzo un membro del governo (ministro Boschi) si degna di venire in parlamento per parlare di pari opportunità. I temi a riguardo sono molteplici e ci siamo ritrovati tutti a sintetizzare in soli 3 minuti la valanga di domande accumulate in tutto questo tempo, le risposte del ministro sono state dettagliate ma dimostrano il forte ritardo in cui si è ritrovata a operare. Questa audizione sarebbe dovuta avvenire a ridosso dell'insediamento del governo e non a fine legislatura. Belle parole, per i fatti c'è sempre tempo ma gli slogan arrivano subito.

Pubblicato da Giulia Di Vita su mercoledì 19 ottobre 2016

Domande al ministro Boschi su Pari Opportunità
Dopo 2 anni e mezzo un membro del governo (ministro Boschi) si degna di venire in parlamento per parlare di pari opportunità.
I temi a riguardo sono molteplici e ci siamo ritrovati tutti a sintetizzare in soli 3 minuti la valanga di domande accumulate in tutto questo tempo, le risposte del ministro sono state dettagliate ma dimostrano il forte ritardo in cui si è ritrovata a operare.
Questa audizione sarebbe dovuta avvenire a ridosso dell’insediamento del governo e non a fine legislatura.
Belle parole, per i fatti c’è sempre tempo ma gli slogan arrivano subito.

Pari Opportunità: audizione Boschi

Ieri la Boschi, che da Giugno 2016 ha ricevuto la delega per le #PariOpportunità, finalmente è venuta alla Camera a raccontarci il suo programma in merito. Ha trattato, per quasi tutta la durata della sua audizione, il tema del #femminicidio e il piano #antiviolenza. Dire che siamo agli albori probabilmente non rende l'idea, è come se il governo si fosse insediato ieri. Si sono accorti che i fondi non bastano, che non arrivano a destinazione, che spesso non c'è adeguato raccordo tra Stato centrale, Regioni ed Enti Locali, e con la scusa che le Regioni hanno autonomia in questo settore, il ministro ha pensato bene di farsi l'auto-assist implicito sulle riforme costituzionali, "lo Stato centrale non ha potere sulle Regioni, se lo avesse…" Baggianate. La tracciabilità, il monitoraggio e il controllo dei flussi di denaro sono demandati allo Stato, così come la raccolta dati, altro aspetto su cui siamo più che lacunosi. Come sempre poca o nessuna programmazione, nessuna analisi del fabbisogno reale e nessun controllo. E' ancora tutto da organizzare. Ad maiora!

Pubblicato da Giulia Di Vita su venerdì 14 ottobre 2016

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