Bonus ai medici Inps che tagliano le invalidità. E’ vero?

Oggi, spinta anche io da viva indignazione, mi sono appassionata all’ultima bollente polemica riguardo il nuovo piano delle performance 2018/2020 dell’Inps secondo cui, tra le varie voci che compongono gli indicatori di valutazione delle performance dei medici, ci sarebbe anche quello che diverse testate giornalistiche hanno ribattezzato “più prestazioni tagli più guadagni”.
 
L’Inps viene accusata di istigare i medici, tramite il riconoscimento di bonus e incentivi economici, a certificare il minor numero possibile di prestazioni per invalidità civile (negando quindi di fatto un diritto costituzionalmente riconosciuto) con l’obiettivo di partecipare alla riduzione del debito pubblico tramite il mero taglio – tout court – della spesa assistenziale, obiettivo che nel piano viene chiamato IEEP “Indicatore di Efficacia Economico- Finanziaria della Produzione”.
Il medico quindi trarrebbe un beneficio economico personale nel negare o revocare la prestazione assistenziale anche ai soggetti che ne hanno pieno diritto, oltre che bisogno, venendo così addirittura meno al proprio codice deontologico.
Alcuni parlano addirittura di una vera e propria “istigazione a delinquere” perchè condotte del genere costituirebbero un illecito, ovvero il reato di falso ideologico.
In realtà non è proprio così, e specie l’ultima accusa è francamente eccessiva.
L’Inps replica cercando di spiegare la struttura e soprattutto la filosofia del sistema di valutazione delle performance ideato nel nuovo piano (il Cruscotto Direzionale) riuscendo a chiarire alcuni aspetti ma senza entrare sufficientemente nel dettaglio, il che suona un po’ come una – più o meno convincente – giustificazione più che una netta smentita a delle accuse anche piuttosto gravi.
 
Per fortuna tutti i documenti sono pubblici e reperibili sul sito dell’Inps, quindi andando al nocciolo della questione:
  •  non è vero che esiste una corrispondenza diretta per ogni singolo medico tra il bonus che riceve e l’ammontare di soldi pubblici che riesce a far risparmiare all’Inps tramite la riduzione delle prestazioni; la valutazione infatti viene condotta a livello di struttura, non di singola unità di personale, i valori sono pertanto aggregati a livello provinciale o addirittura regionale;
  • l’IEEP è solo una parte di una parte degli indicatori previsti per i vari tipi di valutazione (struttura, dirigenti, personale medico e non)
  • d’altro canto non è esattamente vero, come affermato nella risposta dell’Inps, che includere anche la voce secca “revoche prestazioni invalidità civile” tra i parametri della ‘retribuzione di risultato’ significhi automaticamente aumentare l’efficienza della spesa e migliorare le modalità operative e l’organizzazione autonoma del medico e della struttura, anzi potrebbe sembrare una vana illusione.
Inoltre personalmente farei notare una “ridondanza”, già accennata da qualcuno, a cui l’Inps non ha dato spiegazione e che ho meglio evidenziato nella tabella del piano delle performance. In particolare tra le voci “Minori uscite”, che compongono poi l’IEEP, compaiono gli “Accertamenti da prestazioni indebite tra cui quelle per non autosufficienza e invalidità civile e a seguire di nuovo la voce “revoche prestazioni invalidità civile”. Si tratta di provvidenze diverse? Di processi di accertamento diversi? O si riferiscono alla stessa cosa?
 
In buona sostanza ritengo ci sia eccessivo allarmismo (forse giustificato dal tema invalidità o esigenze giornalistiche?) da parte di chi denuncia una stortura, comunque reale e da risolvere, e dall’altro lato poca chiarezza che lascia intendere che un minimo effetto di riduzione indotta e forzata della spesa assistenziale sotto sotto ci sia.
La posizione più aderente alla realtà pertanto penso sia quella di AMNI, Associazione nazionale medici Inps, la prima che ha sollevato la questione nel modo più tecnico ed esaustivo.
 
E’ chiaro che in questa polemica si finisce poi sul tornare sempre ai nostri cari falsi invalidi, fenomeno che non si riesce ancora a debellare, e di certo non lo si farà incentivando i medici semplicemente a “risparmiare”, o – come alcuni pensano – dando loro un qualche motivo per negare diritti a chi ce li ha piuttosto che riconoscerli anche a chi non ne ha bisogno…che aberrazione.
A tal fine l’unica cosa che serve davvero è la riforma dei criteri e dei processi di accertamento dell’invalidità, così giusto per uscire fuori dal medioevo, ma questa è un’altra storia.

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